Intervista agli allievi attori del laboratorio di critica in scena con EDIPO ME al Teatro Cantiere Florida
Di: Redazione Gufetto Firenze
pubblicato il: 11/06/2018
categoria: INTERVISTE

E' possibile riassumere le mille sfumature dell'esperienza teatrale, dal testo al palcoscenico, dall'attore al pubblico, dall'applauso alla critica? Ci ha provato la scuola di recitazione Il Genio della Lampada con in suoi allievi diplomati impegnati in un percorso di specializzazione che li ha visti immergersi nei tanti ruoli che compongono il teatro: drammaturgo, regista, attore, costumista, truccatore, anche spettatore e critico. L'opera scelta per tale vivisezione didattica è stata Edipo Re di Sofocle, un classico del teatro antico greco, ribattezzato dagli allievi stessi EDIPO ME, e portato in scena al Teatro Cantiere Florida l'11 maggio scorso. La redazione fiorentina di Gufetto ha realizzato il laboratorio di critica teatrale e comunicazione culturale per gli allievi attori all'interno del  percorso di formazione “Dalle quinte alla scena”. Su Gufetto gli articoli "Da attori a spettatori" e la recensione collettiva frutto dell'esperienza.

Agli attori del corso, con EDIPO ME, è stato chiesto di entrare nelle pieghe più sottili dell'allestimento scenico, domandandosi ad ogni passo il perché di una parola, di un gesto, di una scelta registica, interrogandosi sul senso attuale del mito antico in un percorso di regia collettiva molto coinvolgente e generoso. Ognuno di loro ha incarnato a momenti alterni Edipo e Giocasta, maschere tragiche di una società patriarcale dove le logiche gerarchiche del potere soffocano l'amore materno, incastrandolo in rigidi tabù, vittime inconsapevoli del bisogno di un popolo malato delle stesse corruzioni che affliggono le nostre società, di eleggere con ferocia un capro espiatorio pur di scaricarsi di dosso il peso delle proprie responsabilità, fragili eroi del raziocinio, che tentano con l'astuzia del risolutore di enigmi, di sottrarsi alle forze più incomprensibili del fato e della natura, pagando un prezzo altissimo. Ma il viaggio dentro la storia di Edipo è stato anche un viaggio di guarigione, alla ricerca del significato sciamanico del teatro antico, che attraverso la finzione scenica permette alla coscienza di elaborare le proprie ombre trasformandole in arte, liberarne la potenza espressiva, per poi lasciarla libera, alleggerita e rinnovata. Questo, e molto altro, è stata l'esperienza del corso "Dalle quinte alla scena" che, come tutte le occasioni di didattica teatrale promosse da Il Genio della Lampada, ha avuto al centro l'intento di favorire un incontro sano e fecondo tra esseri umani in ricerca, in un clima di condivisione, rispetto e arricchimento reciproco.

 

Cosa hanno vissuto gli allievi all’interno di questo lungo viaggio edipico nel teatro antico? Li abbiamo intervistati per sentircelo raccontare dalle loro stesse voci. Ecco alcuni dei loro contributi.

Federica: Avere la possibilità di studiare, capire e realizzare come fare un copione è stato straordinario. Per me, che sono molto razionale, è stata l’occasione di liberare la fantasia. Non si finisce mai di imparare ed io quest’anno ho imparato tanto! Credo che l’esempio migliore che mi ha lasciato Edipo sia stato quello che ogni essere umano ha il diritto di conoscere e di capire la verità. Anche a costo di farsi male, anche a costo di perdere gli affetti più cari. Mi ha dato molto coraggio. Il mio Edipo è questo: credere in me stessa, nelle mie intuizioni e non vergognarmi mai dei miei errori, che sono l’unico modo per imparare davvero.

Nicoletta: I miti antichi sono qualcosa di misterioso che ho solo sfiorato sui banchi dell'università. E anche un po' svogliatamente. E' facile osservare ciò che è distante da noi, quello che sembra non appartenerci e farsi un'opinione. Rendermi conto che il senso di colpa di Edipo è anche un po' il mio senso di colpa mi ha trascinato in un vortice di emozioni che, a tratti, mi ha fatto perdere la concentrazione. E' come se avessimo dato una casa a Edipo, lo abbiamo vestito e cullato con la musica. Smettendo quindi di giudicare le sue azioni e accogliendolo nella sua dimensione più umana. 

Silvia: Dopo aver letto il testo sono rimasta colpita profondamente dalla sua modernità: le paure, le angosce i drammi di Edipo sono gli stessi dell’uomo contemporaneo e sicuramente dell’uomo futuro. Ho condiviso con lui il desiderio di conoscere la verità anche a costo della sofferenza, la fierezza nella consapevolezza delle sue capacità. Il lavoro di preparazione della messa in scena è stato sicuramente la parte più intrigante e nuova nel percorso fatto all’interno della scuola: mi sono resa conto che ogni piccolo dettaglio messo sul palco deve avere un senso ed una motivazione. Mi sono trovata inaspettatamente a mio agio nell’immaginare come avrei messo in scena il mio Edipo re, che è diventato EDIPO ME: un puzzle dove ogni tessera ha rappresentato un pezzettino di noi, della nostra forza e fragilità. Fare teatro ci rende dei privilegiati, persone fortunate che alimentano la propria passione sprofondando talvolta nelle viscere di sentimenti abbietti e deprecabili ma dai quali usciamo sempre arricchiti e purificati.

Come è stato mettersi dall'altra parte del copione per una volta?

Francesco: Il copione è un animale strano, quando non si è attori o comunque viviamo il teatro da spettatori. Scrivere un copione è immaginare come queste parole scritte verranno pronunciate, comunicate, liberate. La maggiore difficoltà è stato credere in qualcosa che non riuscivo ad immaginarmi, ho visto pochissimo teatro antico, in alcuni momenti avevo difficoltà a capire dove stessimo andando a parare; credo che la scelta di cosa far vedere al pubblico sia un cocktail di tante cose insieme: ci vuole fantasia, immedesimazione, esperienza, convinzione, sperimentazione, fiducia nei compagni e nel regista, accettare il fatto che si debba rinunciare strada facendo a qualcosa che all’inizio ci convinceva e viceversa.

Marinella: Molto forte è stato l’impatto con un testo sacro come Edipo Re di Sofocle, di fronte al quale non puoi che inginocchiarti e farti pervadere. La sfida è stata adattare, rivisitare, inserire anche nostre suggestioni. Non siamo stati solo attori, ma abbiamo scelto frasi, parole, colori, che meglio risuonavano dentro di noi, dentro la nostra Tebe. Uno studio sulle origini del teatro, sul trovare una fonetica che potesse essere attuale cercando di non alterare la maestosità dell’antico. A me è piaciuto moltissimo il lavoro di regia, ma la parte più bella è stata lavorare tutti insieme: un enorme privilegio che ci è stato donato.

Luca: E' stata un’esperienza completa, che mi ha fatto toccare con mano ogni aspetto di una produzione teatrale. Ci siamo arricchiti, capendo che quel mucchietto di fogli, quel copione, non è che la punta di un iceberg, che sotto c’è tutto un mondo fantastico fatto di creatività, idee, cambiamento, successi e fallimenti, pelle d’oca, sudore… di menti e di cuori. Questo percorso è stato molto difficile, perché tutto ciò che ha a che fare con la creazione e l’ispirazione cozza tremendamente contro la cruda razionalità che contraddistingue la vita quotidiana moderna. Per questo motivo la mia sfida più grande è stata tirare fuori dal cassetto il mio essere vero, la mia essenza personale che nascondo necessariamente quando affronto una vita di lavoro, equazioni, numeri, problemi. E' dall’imperfezione che nasce la creatività. E’ dal caos di una mente libera che nascono le ispirazioni più stupefacenti. Un po’ lo abbiamo imparato, ed è stato bellissimo.

Potremmo continuare ma il succo è la scoperta incredula e spiazzante, per chi al teatro si accosta da appassionato, di come la creatività faccia parte irriducibile di ognuno di noi e che la cultura, quella che spesso abbiamo erroneamente associato a polverosi pomeriggi inerti sopra i libri è, al contrario, vita, pathos, emozione incarnata, strumento di trasformazione dell’essere umano nella parte migliore di sé. E quando questo accade con persone piene di luce come gli allievi de Il Genio della Lampada, non può che essere un vero regalo, per tutti.

 

Info:

EDIPO ME

regia a cura di Sandra Balsimelli e degli attori del laboratorio “Dalle quinte alla scena”

con: Francesco Acuti, Silvia Boccellari, Nadia Capanni, Emanuele Cecchetti, Nicoletta Dose, Maurizia Fadini, Federica Murolo, Laura Negri, Sara Pagani, Alessandro Piva, Tommaso Puggelli, Sandra Quercioli, Luca Tanteri, Marinella Veltroni, Massimo Zagli

Selezione musicale a cura di Alessandro Sanesi e gli attori del laboratorio

Progetto grafico Nadia Capanni e gli attori del laboratorio

 

Teatro Cantiere Florida

11 maggio 2018

 

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