LA MARIA BRASCA@Spazio AvirexTertulliano, Illusione delle passioni
Di: Sonia Soro
pubblicato il: 29/05/2018
categoria: RECENSIONI MI

Sino al 27 maggio allo Spazio Avirex Tertulliano si può assistere alla messa in scena de ‘La Maria Brasca’. Giuseppe Scordio firma la regia e appare in scena come attore insieme a Gianna Coletti (interprete di Maria Brasca), Margò Volo e Stefano Annoni. Sul palcoscenico la Brasca rimbalza tra l'interno della cucina familiare e l'esterno di un parco di quartiere. ‘Gingle da noir’ anni '30 introducono le situazioni vissute dai personaggi e sottolineano il peso a tratti grottesco della storia d'amore tra l'operaia milanese e il giovane bellimbusto di quartiere, il Camisasca.

Sempre perse in sospiri d'attesa, ditemi donne, cosa non siamo disposte a fare noi per amore? Esseri disgraziatamente passionali, incorreggibilmente aggrappati all'idea romantica del principe azzurro che giungerà un giorno nel suo più languido splendore a cavallo del suo agile destriero. E magari questo agognato imperatore dei nostri sogni è anche giovane, affascinante, ha sempre capelli ben pettinati e un look da ribelle degno del miglior James Dean... decisamente accattivante! Ora, donne, compagne di ferite amorose, chi di voi non desidererebbe essere legata per la vita a quest'uomo? Forse confesso un'opinione poco popolare se dico che sì, io vorrei essere proprio questo genere di donna. Sarà complice la gioventù? Le troppe letture di vecchi Armony

Eppure, nella cornice noir del Tertulliano messa a punto da Giuseppe Scordio, apprendo con soddisfazione di non essere l'unica a sognare a occhi aperti l'Amore con la a maiuscola. Maria Brasca, anche se con qualche anno in più di me, è vittima dello stesso tumulto di passioni. Operaia emancipata e tenace, Brasca (ovvero "brace" in dialetto milanese) sia di nome sia di fatto è determinata a combattere contro tutto e tutti per tenere tra le proprie braccia il giovane e ammaliante Camisasca. A discapito delle malelingue che giudicano eccessivamente inappropriata e vergognosa la sua liaison amorosa con un ragazzo molto più giovane, la Brasca fa valere le proprie ragioni davanti all'affetto protettivo di una sorella infelicemente sposata e condannata alla vita da massaia, si scontra con il marito adultero di quest'ultima che la accusa in maniera patriarcale di immoralità e, infine, è pronta a piazzare una scenata pubblica quando apprende il tradimento del Camisasca. Ma non si tratta del viziato vezzo di una donna prepotente, né di infimo senso di possesso o gretta gelosia. Questa pièce mette davanti agli occhi attoniti del pubblico una donna caparbia e sicura di ciò che desidera, disposta a tutto per amore, anche a sopportare la delusione di un tradimento.

La scenografia è concepita in due ambienti che si svelano a turno grazie allo spostamento di grandi pannelli neri e mobili. Il primo è l'interno di una casa, in particolare una cucina. Qui capiamo il rapporto tra Maria e la sua famiglia, ma anche le abitudini di quest'ultima. Vediamo il disegno di una comune famiglia italiana del secondo dopoguerra, chiusa nel suo incoerente ben pensare, sconvolta dai sacrifici del lavoro e dai tradimenti di Angelo, capofamiglia.
Il secondo spazio è l'esterno di un parco, costruito tramite la disposizione di una solitaria panchina al centro della scena e grazie al continuo gioco di luci che segue lo spostamento dei personaggi. Il parco è l'unico luogo d'incontro dei due innamorati, palcoscenico di infiniti tira-e-molla e arena di chiassosi litigi.

La regia e gli attori non puntano esattamente sul conturbante. Ci restituiscono qualche divertente quadretto familiare, ma compiendo questa scelta depotenziano la drammaturgia di Testori e sottraggono fascino alla figura stessa della protagonista. Una vera pecca per questa Maria Brasca. Ma d'altronde, si sa, beato chi le donne le capisce!

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