PRIMA DI ANDAR VIA @ Teatro Piccolo Eliseo: a tavola il dramma della Famiglia
Di: Susy Suarez
pubblicato il: 15/05/2018
categoria: RECENSIONI RM

In scena dal 9 al 27 maggio al teatro Piccolo Eliseo, torna in scena PRIMA DI ANDAR VIA, opera scritta da Filippo Gili (*) per la regia di Francesco Frangipane, uno dei testi che insieme a “L'ora accanto” e “Dall'alto di una fredda torre”, compongono una fortunata e intensa trilogia drammaturgica che indaga in modi diversi temi legati al rapporto tra amore e morte, dinamiche familiari distorte, il libero arbitrio, la struttura della tragedia classica che incontra il contemporaneo.

Una madre, un padre, due sorelle e un fratello riuniti intorno a un tavolo, una cena come tante, una famiglia ordinaria che chiacchiera di cose ordinarie, gli esami universitari, i nipotini, le vacanze. Scherzano, ridono, battibeccano, le voci si accavallano affrescandoci uno spaccato di quotidianità. Solo il figlio più grande Francesco, resta a lungo silente, ma quando aprirà bocca, lancerà una bomba che scuoterà le fondamenta di tutta la famiglia. “Io domani non sarà più vivo” il suo agghiacciante annuncio.

Ha un fascino sinistro il modo in cui intorno all'intimità domestica della tavola da pranzo, pian piano assistiamo al cedimento psichico di tutti i personaggi e osserviamo affiorare conflitti, rimpianti, pudori, ostinazioni.

La pièce ci lascia spiare il quotidiano, con i suoi tempi, le pause, i lunghi respiri, i silenzi densi che non tolgono ritmo, anzi, accelerano i battiti, e raffinano l'ascolto. Francesco si sente un morto che cammina, svuotato dalla recente perdita della moglie, annuncia la sua decisone, ponderata, razionale, incontrastabile, presentando la morte come qualcosa di salvifico, unico strumento di libertà.

 

Ma più che il dramma dell'uomo, assistiamo al dramma della famiglia. Dove finisce l'amore e dove inizia l'egoismo, l'attaccamento, la morbosità, la paura dell'instabilità, il castello di certezze e abitudini che la presenza di un congiunto costruisce nella nostra vita?

La scenografia è essenziale, fredda, severa, un tavolo, delle sedie, alcuni suppellettili che ai lati della scena suggeriscono la presenza degli altri ambienti domestici separati da mura invisibili. I personaggi non escono mai di scena, restano immobili ai lati del palco come statue di cera, annichiliti, per poi tornare a combattere come alternandosi al centro di un ring immaginario che non vedrà né vincitori né vinti.

Ciò che emerge è un generale senso di impotenza, il cui apogeo si manifesta in un abbraccio collettivo, un intreccio di disperazione, il vano tentativo di aggrapparsi alla vita di Francesco, alla loro vita, non farlo andare via, tenerlo a sé a tutti i costi. Sono tante le domande che la pièce solleva nelle coscienze degli spettatori.

Chi è il vero egoista? L'uomo che sceglie di utilizzare il suo libero arbitrio e decidere per la sua vita, a dispetto del dolore che sa di causare ai suoi congiunti, o quello dei suoi cari che vorrebbero ignorare quell'urlo d'angoscia e tenerlo accanto a loro anche così, uno zombie assuefatto al dolore? È normale che un uomo resti prostrato a tal punto per la perdita di una persona cara o ciò è sintomo di debolezza d'animo, scarsa presenza a se stesso? Magnifico Giorgio Colangeli nel ruolo di un padre ora burbero, ora tenero, che tenta di far valere la sua autorità nell'affanno di un cuore spezzato. Michela Martini è una madre piccola e fragile, Barbara Ronchi è la sorella più ostinata e combattiva, Aurora Perez è la più giovane, colei che sembra detenere un'ingenua saggezza, l'unica che in qualche modo riesce ad empatizzare col dolere del fratello e rassegnarsi ad esso. Con il suo grido “E' finita!” tenta di placare la pertinacia e l'accanimento del resto della famiglia.

Non sembra facile trovare una verità nel dipingere una simile tragedia che può apparire inverosimile su molti punti di vista, ma Frangipane vi riesce, grazie alla recitazione asciutta di ottimi interpreti, una regia al servizio di un testo che se pur spietato, è priva di eccessive e inutili enfasi e lascia la platea sospesa tra lunghi silenzi e attese vibranti di parole.

Info: 

Prima di andar via
di Filippo Gili
con Giorgio Colangeli, Filippo Gili, Michela Martini,
Aurora Peres, Barbara Ronchi

scenografia Francesco Ghisu
costumi Cristian Spadoni 
luci Beppe Filipponio
musiche originali Roberto Angelini
regia Francesco Frangipane
Produzione ARGOT PRODUZIONI
Durata spettacolo: 75 minuti – atto unico

(*) Le nostre recensioni a Filippo Gili :
PRIMA DI ANDARE VIA@Teatro dell’Orologio: un dolore sbagliato
DALL’ALTO DI UNA FREDDA TORRE @ Teatro Argot: l’immaginazione implica responsabilità
DALL'ALTO DI UNA FREDDA TORRE@Teatro dell'Orologio: chi buttiamo giù?
L’ORA ACCANTO@Teatro dell’Orologio: al mondo ancora una volta

Riferimenti :

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