HAEC EST CIVITAS MEA @ Vittoriano, Sala Zanardelli: Il legame culturale tra i modelli d’arte italiani e la tradizione dell’Imperiale Accademia di Belle Arti di Russia
Di: Paola Proietti
pubblicato il: 18/03/2018
categoria: ARTE

Dal 3 Marzo al 2 Maggio 2018, presso la Sala Zanardelli del Monumento a Vittorio Emanuele II (Vittoriano), per la prima volta in Italia, l’esposizione HAEC EST CIVITAS MEA, curata da Ivan Glazunov e Julija Glazunova delle prestigiose opere realizzate dagli allievi e diplomati dell’Accademia Russa di pittura, scultura e architettura di Il’jà Glazunòv.

Nell’elegante sala Zanardelli, la mostra è distribuita su due livelli, visibili in una panoramica d’insieme sin dall’ingresso. Il percorso è breve e intenso: una serie di opere straordinarie realizzate dagli allievi dell’Accademia che fondò nel 1987 Il’jà Glazunòv a Mosca, padre del Rettore Ivan Glazunòv, colui che è riuscito a portare a Roma questa mostra, grazie al progetto internazionale “Stagioni Russe”, voluto dai Ministeri della Cultura di Russia e d’Italia, per renderci fortunati spettatori di un fermento che vuole la riscoperta e la valorizzazione dei linguaggi delle tradizioni artistiche nazionali. 

L’emozione di questa esposizione è data, non solo dalle opere stesse, già incantevoli da ammirare; ma, anche, dalla meraviglia che suscitano pensando al fatto che siano di realizzazione contemporanea. Opere realistiche piene di particolari, di drappeggi vellutati e ricamati, di oggetti quotidiani o preziosi, di natura che sembra palpitare con riflessi d’acqua argentei o neve piena di luce. E poi i ritratti, dagli sguardi antichi, dentro i quali il tempo sembra fermarsi, per raccontare storie che in passato sono state volutamente cancellate.

 

Questo è il piacevole turbamento per il quale, mi sono nate spontanee delle domande al Rettore, che gentilmente si è offerto di rispondere:

 

 

Paola Proietti: Gentile Rettore Glazunov, ritiene che per entrare a far parte della vostra Accademia bisogna avere già un talento naturale, oppure valutate tutto il potenziale artistico anche in altri aspetti per istruire l’allievo dal punto di vista tecnico?

Ivan Glazunov: La nostra preparazione si basa sul sistema didattico adottato dall’Imperiale Accademia di Belle Arti nel XIX secolo. Alcuni aspetti sono stati riveduti e aggiornati. Di norma si accede all’Accademia dopo aver frequentato istituti, licei o collegi artistici, più di rado dopo una scuola non specialistica. Nei giovani che vogliono entrare nell’Accademia noi cerchiamo talento e attitudine alla professione. Esaminiamo anche i lavori liberi o di corso svolti in precedenza, che vengono presentati a un concorso. Ma non è tutto. Chi tra i moltissimi candidati supera questa selezione, deve sostenere un esame creativo. Soltanto in seguito coloro che si sono imposti possono diventare nostri studenti. In altre parole, i nuovi iscritti devono possedere un’abilità nel disegno che soddisfi i nostri criteri, un grado medio d’istruzione adeguato e, ovviamente, un grande desiderio di studiare da noi e di acquisire quella basilare preparazione artistica che richiede sei anni di corso. E poi, senza alcun dubbio, bisogna avere autentico talento.

 

P. P.:  Lei attraverso questa rivalutazione della tradizione e dell’importanza del modo di vivere antico, che rispetta il rapporto dell’uomo con la natura, senza le sovrastrutture della civiltà dei consumi, diffonde un messaggio importante che può essere uno strumento anti-omologazione. Tuttavia, per permettere a tutti, anche ai non addetti ai lavori, di capirne l’importanza, considererà la diffusione attraverso una moderna campagna integrata, ossia i mezzi mediatici, il web o il merchandising? Oppure considerare l’apertura dell’Accademia anche ad artisti stranieri?  

I. G.: Stiamo progettando di aprire l’Accademia anche a studenti stranieri. In particolare, ci piacerebbe vedere qui dei giovani europei. Perché le nostre comuni tradizioni ci rendono molto vicini. Ai giorni nostri internet è certo lo strumento più indicato per ricevere informazioni utili, anche nel campo della cultura, dell’istruzione e della scienza. In questo oceano d’informazioni possiamo naufragare, oppure trarne un’utilità per noi stessi e per gli altri. Ma bisogna tenere a mente che esso nasconde un grande rischio. Internet è ottimo per gli specialisti, ma un individuo che voglia avvicinarsi all’arte attraverso questo strumento può ricavarne un’impressione falsa ed esanime: con l’opera d’arte, come del resto con la natura, bisogna avere un contatto “vivo”. Solo questo genere di contatto ci dona quell’intensa esperienza emotiva, in virtù della quale l’arte stessa esiste. Talora rammento con piacere tempi non così lontani: allora, della Cappella Sistina si poteva contemplare soltanto una piccola riproduzione in un catalogo d’arte, e quanto era grandiosa l’impressione prodotta dal viaggio, dalla fila e, infine, dalla consapevolezza di trovarsi in quel luogo importante e di comprendere la sua portata e le sue dimensioni, dal sentimento di comunione con l’eterno trasmesso da uno sguardo diretto sulla creazione di Michelangelo! E quanto più forte diviene questo anelito, tanto più tempo si dedicherà a inseguirlo, tanto più prezioso sarà il momento dell’incontro con l’arte e tanto più brillante la traccia che rimarrà nell’anima. Una cosa che non si può conseguire con un “clic”, che nessun effetto 3D può sostituire. Ecco perché portiamo i nostri studenti a fare pratica en plein air nelle antiche città russe ed europee. Il contatto con l’arte avviene anche copiando i capolavori nei musei, attività che rientra nel nostro programma di studi. Il giovane artista, lo studente deve insomma stabilire un contatto “vivo” con la realtà, la natura, le persone e le opere d’arte, colmando la propria anima di impressioni genuine. Mentre in internet al massimo si può trovare qualche articolo di argomento artistico.

 

P. P.:  Lei sostiene che l’arte deve donare qualcosa a chi la guarda e sicuramente la perfezione stilistica e l’accuratezza dei particolari colpisce in maniera inequivocabile l’occhio di chiunque. Considerando, però, che il mondo è fatto di tanti colori e tante anime diverse, perché, secondo lei non può avere la stessa funzione immaginifica un’opera astratta e concettuale, come ad esempio il Quadrato nero di Malèvič?

I. G.: In Russia il rapporto con il Quadrato nero è abbastanza diverso rispetto ad altri paesi. Per molti quella forma è assurta a simbolo dei terribili eventi connessi alla rivoluzione del 1917. Il quadrato nero è divenuto l’emblema ideologico della distruzione della cultura russa tradizionale. Non è un caso se il libro di Malèvič sull’arte si apre definendo Michelangelo artista privo di talento, e il suo David una mostruosità. Io credo invece che oggi l’arte figurativa sia quanto mai attuale. Ne sono testimonianza le lunghissime file per visitare le esposizioni artistiche, dall’antichità all’Impressionismo. Ai giorni nostri si nota una pericolosa e generalizzata tendenza alla cancellazione delle radici nazionali e delle individualità, all’omologazione del pensiero, a una globalizzazione onnicomprensiva. Tutto ciò rischia di instillare in molti un senso di angoscia e timore, per sé stessi e per le generazioni a venire; in questa deriva mondiale l’arte classica, creata dai nostri grandi predecessori, rappresenta forse uno dei migliori rimedi per restituire all’uomo un sentimento di sicurezza, di armonia della vita. Per un bambino, poi, è una sorta di vaccino contro le malattie dello spirito.

 

P. P.:  La sopravvivenza dell’artista dipende dalla committenza: quali sono i committenti o i potenziali committenti di queste opere così impegnative dal punto di vista logistico ed immagino anche economico?

I. G.: Terminata l’Accademia, i nostri diplomati vengono richiesti nei più diversi ambiti della vita artistica contemporanea, in conformità con i loro interessi e le loro attitudini e a seconda delle circostanze. Qualcuno si dedica all’insegnamento, a trasmettere le proprie conoscenze alle generazioni successive. Qualcuno si occupa del recupero del patrimonio culturale in Russia e all’estero. Molti organizzano esposizioni dei loro lavori in varie gallerie russe, private o statali. Qualcuno diventa designer o lavora nel campo del cinema o del teatro. Comunque sia, l'elevato livello della preparazione di base garantisce che i nostri diplomati possano dimostrarsi professionisti in qualsiasi ambito artistico. Certo ai nostri giorni la vita dell’artista è piena di ostacoli, come del resto in ogni epoca. Se un uomo vive di arte, nondimeno, tutte le difficoltà saranno ricompensate dalla gioia della creazione, e la professione diventerà un rifugio sicuro per il proprio mondo interiore, riempiendo la vita del sentimento e della gioia ispirati dalla comunione con la bellezza. Un giorno io stesso ho scelto questo cammino, e non ho mai dovuto pentirmene.

P. P.:  Avete in programma altre esposizioni in Italia? O in altre città d’Europa?

I. G.: Sì, progettiamo di mostrare i lavori dei diplomati dell’Accademia e dei nostri docenti in varie città d’Italia, e stiamo già ricevendo delle proposte. Auspichiamo altresì una fruttosa collaborazione con le istituzioni italiane per l’istruzione superiore. Da noi, del resto, studiano non solo pittori, ma architetti, scultori e restauratori, e siamo molto interessati allo scambio culturale, artistico, scientifico. Per la scuola d’arte russa, l’Italia rimane sempre un punto di riferimento privilegiato, in quanto patria delle arti e inesauribile sorgente d’ispirazione. E vorrei ribadire una volta ancora che la nostra comune responsabilità è preservare, per le generazioni a venire, il legame con la cultura, la tradizione e la scuola dell’arte figurativa.
 

Foto credit:
Foto copertina: Lysenkov I.A.- Evapatij Kolovrat nel quartier generale di Batu Khan
Foto 1: Accademia-di-belle-arti. Il Rettore Ivan Glazunòv con i suoi studenti.
Foto 2 : Il'ja-Glazunov lavora al ritratto di Federico Fellini a Roma 1963
Foto 3: Korobkin A.A.- Mattino (Lavoro di diploma. 2001. Olio su tela. 129 × 99)
Foto 4: Lysenkov I.A.- Evapatij Kolovrat nel quartier generale di Batu Khan

Informazioni:
La mostra - organizzata dal Governo della Federazione Russa, il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa, l’Ambasciata della Federazione Russa in Italia, il Centro dei festival cinematografici e dei programmi internazionali, l’Accademia russa di pittura, scultura e architettura “I.S. Glazunov”, la Fondazione Internazionale Accademia Arco e il Centro Studi sulle Arti della Russia dell’Università Ca’ Foscari di Venezia promossa dal Polo Museale del Lazio - è il primo appuntamento del più ampio progetto culturale internazionale Stagioni Russe voluto dai Ministeri della Cultura di Russia e di Italia.

HAEC EST CIVITAS MEA
Monumento a Vittorio Emanuele II, Vittoriano
Piazza dell’Ara Coeli, 1
00186 Roma
tel. + 39 066783587
Orario di visita
Tutti i giorni ore 9.30 - 19.30 (ultimo ingresso 18.45)
INGRESSO GRATUITO


Ufficio stampa mostra
Antonella Bartoli bartoli.anto@gmail.com | 39.339.7560222
Giulia Taglienti ufficiostampa@offrome.com | 39.339.8142317
Ufficio stampa e comunicazione Polo Museale Lazio
Marco Sala pm-laz.ufficiostampa@beniculturali.it

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