Altri SPAZI @ Altro Luogo
Di: Michele d'Ambrosio
pubblicato il: 09/02/2018
categoria: RECENSIONI FI

Una domenica sera, fredda, quattro amici si ritrovano ad ALTRO LUOGO, mostra di arte contemporanea di Tamara Pieri, allestita con cura nel Centro Espositivo Antonio Berti, di Sesto Fiorentino, alle porte di Firenze. Incontrano SPAZI, racconto corporeo di trasformazioni in corso, di e con Alessia De Rosa, produzione dell'Associazione ZerA.

Colorate luci soffuse accolgono i quattro sperduti amici, e intorno, le opere di Tamara Pieri, artista locale che porta in mostra i suoi quadri e sculture che sembrano osservare il pubblico in arrivo. Le opere rappresentano per la maggior parte figure umane, uomini e facce. L'allestimento è davvero suggestivo, essenziale e non caotico: si ha la sensazione che tutto sia al suo posto. Ecco che lo spettatore immerso con la vista e lo spirito in questo ambiente, così particolare ed intimo, osserva in disparte una donna, che scrive qualcosa su una agendina: è l'inizio di un viaggio.

Il teatro molte volte ci regala viaggi con l'immaginazione, in terre lontane, assolate o innevate, in compagnia o in solitudine, ma questa volta, forse grazie all'allestimento della mostra, all'altro luogo, al non-teatro, in cui ci troviamo, capiamo che si tratta di qualcosa di diverso. Stiamo partendo per un viaggio di cui non si capisce subito la meta, nè il perchè della partenza. Dai messaggi in segreteria riusciamo a capire che siamo a casa di qualcuno, dove c'è sempre dell'alcol in frigo, se vogliamo.

La generosa Desirè, alter ego di Alessia De Rosa, ci regala il viaggio più bello: quello dentro di sé. E' la più coraggiosa delle traversate. Un viaggio senza ritorno, pieno di pericoli, con un biglietto di sola andata, ma che permette di uscire dal ripostiglio, di respirare, di non annaspare. Inizi il viaggio e vedi il gradino davanti a te: hai solo bisogno di capire che ci sei già sopra, è il primo. Sei su una scala al buio, per il resto devi avere il coraggio di affidarti. E' vero, puoi cadere e farti male. Ma puoi anche ritrovarti in mare aperto all'arrembaggio, farti prendere dal vortice delle acque e diventare fluttuoso.

Una sorprendente Alessia De Rosa, ci fa entrare a casa sua, o meglio, dentro di sè. Tramite un sapiente utilizzo di ogni minima parte del corpo, non fa altro che far sentire tutti noi, parte di quel respiro anelato ma sempre mancato, di quelle particelle di buio nel ripostiglio, di quel dire questo no, no, no. Siamo le parole della madre. Siamo sempre madri e padri quando giudichiamo senza assaggiare. Non sappiamo respirare. Molte volte si soffoca quando si cerca di respirare. Ci rendiamo conto ad un certo punto del monologo che non solo siamo genitori di Desirè, ma ognuno è Desirè. Tutti desideriamo non sentire il giusto o lo sbagliato, ma solo esserci.

E' un dubbio antico, che sempre ha accompagnato l'uomo: essere o non essere. La maggior parte delle volte è più semplice la seconda scelta, anche se ci permette di sopravvivere nelle situazioni, ma non di viverle davvero.

Tutti, in un modo o nell'altro, abbiamo dovuto fare qualcosa per qualcuno, perchè l'aspettativa era alta. Desirè lo capisce, se ne rende conto, e insegna a tutti a noi una grande verità: è inutile fare tante cose, quando non lo siamo. Dovremmo imparare dai fiori: loro non sanno di profumare, ma lo sono.

 

Info:

SPAZI racconto corporeo ditrasformazioni in corso

di e con Alessia De Rosa

scritto e diretto con Andrea Bruni

musiche originali SkyBlu

allestimento artistico Tamara Pieri

produzione Associazione ZerA

Centro Espositivo Antonio Berti

Sesto Fiorentino (Firenze)

4 febbraio 2018

 

Riferimenti :

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