DISPOTICA Storie di libertà negate @ Teatro Porta Portese: Quando l’assenza di condanna diventa complicità
Di: Rachele Fortuni
pubblicato il: 09/02/2018
categoria: RECENSIONI RM

Presso il  Teatro Portaportese di Roma, dal 2 al 4 febbraio, è andato in scena DISPOTICA, “Storie di libertà negate”,  della Compagnia Bro&Sister, diretto da Andrea Martella,  un lavoro teso ad imprimere nella memoria dello spettatore alcuni dei frammenti di orrore generati dal regime nazista.

Il tratto peculiare dello spettacolo è la prospettiva offerta sul tema: quella di un popolo, i tedeschi, che comportandosi da inerte testimone delle atrocità commesse contro gli ebrei, se ne è reso complice silenzioso. L’assuefazione alla violenza o peggio ancora la capacità di non vedere ciò che non si è voluto vedere, la totale assenza di criticità rispetto alla politica disumana di  Hitler, sono gli aspetti del dramma che Dispotica mette in risalto. Una chiave di lettura preziosa che assegna ad ogni singolo individuo un ruolo fondamentale nella maturazione di una coscienza collettiva.

La pièce pone in primo piano la vicenda, realmente accaduta, dei fratelli Scholl, Sophie  e Hans,  ed altri studenti che sotto il nome de "La Rosa Bianca", si opposero in modo non violento alla Germania nazista e per questo vennero sommariamente processati e poi condannati a morte.   Una storia nella storia, ancora oggi simbolo della resistenza pacifica, il cui epilogo è stato determinato dalla mancata contrapposizione della popolazione tedesca alla crudeltà del nazismo.

La rappresentazione lascia spazio anche alla narrazione di altri momenti esemplari dell’orrore a cui le vittime della tirannia sono state costrette: dalla donna di origini ebraiche costretta ad abbandonare la propria casa e recarsi ad Amsterdam per consentire al marito medico di sottrarsi agli sguardi malevoli dei suoi colleghi, al residente del ghetto romano che rievoca i giorni in cui fu deportato in un campo di concentramento insieme al padre, dalle cui braccia venne strappato, descrivendo i patimenti sofferti durante la detenzione.
Il racconto di questi spaccati traccia il contesto in cui  La Rosa Bianca ha preso vita e le ragioni alla base dell’ urgenza sentita dai suoi membri di denunciare le violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime nazista.

L’immedesimazione con i protagonisti dello spettacolo è agevolata dall’allestimento della sala. Il pubblico e la scena sono sullo stesso livello, con le sedute  sistemate intorno alla scenografia, curata da Sir Topone. Questa disposizione amplifica la vicinanza tra lo spettatore e le vicende dei personaggi, con il risultato di rafforzarne il coinvolgimento  e stimolarne la riflessione.
Grazie all’utilizzo delle luci e, in particolare, all’illuminazione  differenziale delle zone della scena, si ottiene l’ effetto di un vero e proprio cambio di scenografia. Ed ecco che dall’ambientazione  del tipico salottino anni '40, si passa all’asettica e inospitale scrivania in cui si svolge l’interrogatorio a Sophie Scholl.

Il ritmo del racconto in alcuni frangenti lascia il posto all’ingresso in scena dei ragazzi della Chaplin Academy of Performing Arts (Valerio Angeli, Domitilla Antonini, Giulia De Angelis, Roberta Lazzaretti, Livia Salles, Sara Santelli, Ginevra Tonti), i quali rappresentano l’essenza del pensiero della Rosa Bianca attraverso incursioni caratterizzate  da una recitazione che si fonde con l’espressione corporea.  L’interpretazione dei ruoli è caratterizzata da un movimento a rotazione, in cui ogni personaggio viene interpretato da ciascuno degli attori (Giusy Cannizzaro, Dario Fabrizio, Valentina Grimaldi, Simona Mazzanti, Walter Montevidoni, Gianpaolo Quarta,Roberto Rossetti), i quali dimostrano una solida ecletticità. Una variante, questa, che mette in risalto i diversi punti di vista da cui può essere guardata la stessa vicenda e conferisce alla recitazione dei protagonisti un buon ritmo.

Il risultato è uno spettacolo che non lascia spazio alla retorica e che penetra nelle ferite lasciate aperte dalla storia, scavando in profondità fino ad  individuare ulteriori gravi responsabilità dell’uomo e riemergendone con una esemplare lezione di civiltà che è al contempo un severo ed attuale monito sulla pericolosità dell’indifferenza.

DISPOTICA
Storie di libertà negate
Diretto da Andrea Martella

Con
Giusy Cannizzaro
Dario Fabrizio
Valentina Grimaldi
Simona Mazzanti
Walter Montevidoni
Gianpaolo Quarta
Roberto Rossetti

E con la partecipazione dei performers della Chaplin Academy of Performing Arts

Valerio Angeli
Domitilla Antonini
Giulia De Angelis
Roberta Lazzaretti
Livia Salles
Sara Santelli
Ginevra Tonti

Coreografie: Serena Mastrosimone

Direzione artistica della Chaplin Academy: Luca Di Nicolantonio

Assistente alla regia: Katia Simeoli
Scenografia: Sir Topone

 

 

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