SONETTI D'AMORE @ Globe Theatre: l’amore cantato da Shakespeare e da Melania Giglio
Di: Francesca Faiella
pubblicato il: 10/07/2017
categoria: RECENSIONI RM

Dopo aver recensito TROPPU TRAFFICU PPI NENT torniamo al Silvano Toti Globe Theatre a Villa Borghese, dove Shakespeare rivive nei suoi SONETTI D'AMORE secondo un coinvolgente itinerario ideato e diretto da Melania Giglio: in scena i prossimi lunedì 10 Luglio, 28 Agosto, 4 Settembre. Su Gufetto tutti gli spettacoli in programma

Una leggera brezza restituisce sollievo dopo una giornata afosa, la luce del crepuscolo smorza il bagliore mattutino, il cinguettio serale degli uccelli concilia al silenzio soffuso della notte. Il profumo aromatico di legno di quercia inebria il teatro elisabettiano immerso nel polmone verde della Città eterna. Quattro personaggi stanno per illuminare per noi il percorso sull’amore nelle diverse sfaccettature che sir William Shakespeare  ci tratteggia così accortamente nei sonetti. Non si è mai abbastanza pronti per ricevere tanta bellezza come quella restituita dal Silvano Toti Globe Theatre.  Il palco di questo teatro, nato dall’idea di Gigi Proietti di ricostruire a Roma il Globe Theatre di Londra, si staglia davanti agli occhi del pubblico delle gallerie e del parterre in tutte le sue ambivalenti fattezze di natura grandiosa eppure semplice, maestosa eppure immediatamente fruibile.

La scena si presenta nuda nella sua assenza di tendaggi, guarnita solo di uno scrittoio e di qualche panca di legno, così come l’intera struttura del palco, tanto da non consentire quasi di distinguere l’uno dagli altri nella luce naturalmente soffusa del tramonto.

Alfonso Veneroso nei panni del drammaturgo attraversa pensoso l’area del pubblico e raggiunge  il suo scrittoio. Sedutosi, tenta di dare parole ai suoi sentimenti ma non è con la piuma che riesce a stilare una parola d’amore. Per convertire il suo ardore in versi c’è bisogno dell’intervento della Musa: compare Melania Giglio, sole luminoso come il colore dell’abito che indossa, presenza necessaria per ogni artista, guida la mano del suo poeta calcando il ruolo dell’angelo che ispira San Matteo nel celebre dipinto di Caravaggio. Grazie al fervore divino lo scrittore esprime le sue emozioni dialogando come in un sogno con la sua Musa che riesce a plasmare la sua ispirazione utilizzando il canale preferenziale dell’amore moderno: quello delle canzoni.  La voce della musa Melania Giglio tesse un ponte tra la poesia e la musica, sorelle asincrone eppure gemelle che intrecciano un connubio amoroso universale e intramontabile. Così, il teatro elisabettiano si tramuta in contemporaneo assecondando quel che il cuore detta: il canto possente della musa Giglio riesce a farci sentire parte dell’amore rievocato sulla scena e dell’amore cantato da Marvin Gaye, da Amy Winehouse, da Leonard Cohen, da Alanis Morissette.

È l’amore di cui trattano i versi composti dal Bardo: amore infelice e mai dimenticato tra Romeo e Giulietta, geloso e guardingo  tra Otello e Desdemona, tragico  e memorabile tra Amleto e Ofelia, folle  e sordido tra Macbeth e Lady Macbeth. Amore ambiguo, non corrisposto, che ognuno porta nel cuore, per la fine del quale ancora ci interroghiamo: Shakespeare lo narra nei sonetti.

I primi sono ispirati da un giovane efebo suo mecenate, il Conte di Southampton, interpretato soavemente da Sebastian Gimelli Morosini. Protagonista è un amore che vaga tra l’ammirazione e la sensualità, tra la passione e il tormento:  “E per esser donna tu prima fosti creato,/finché Natura nel foggiarti non s'invaghì/e con un tocco in più ti sottrasse a me/dandoti un'aggiunta inutile al mio scopo;/ma poiché forma ti diede per soddisfar le donne,/sia loro il piacer dei sensi e mio il tuo amore.” Le parole di Shakespeare risuonano di sentimenti che sfiorano l’estasi, quella in cui cade la Musa ispirandogli la composizione di una delle liriche più emozionanti e vibranti : “Dovrei paragonarti a un giorno d'estate?/Tu sei ben più raggiante e mite:/venti furiosi scuotono le tenere gemme di maggio/e il corso dell'estate ha vita troppo breve.”

Ma l’amore muta: quando l’oggetto del canto si trasferisce su una maitresse, la conturbante Dark Lady Francesca Mària, i versi tracciano un amore meschino, tra l’attrazione e la derisione: “Ho veduto delle rose damaschine bianche e rosse,/ma tali non ne vedo sulle sue guance /e taluni profumi sono più grati di quello/che nel fiato della mia donna aulisce.” La recitazione si fa più dinamica, sensuale, carnale, ma non abbandona mai la leggerezza che ha suscitato il sorriso sarcastico durante tutta la pièce.

Gli attori, complici i mirabolanti costumi di Susanna Proietti, saturano la scena di colori, di gesti, di versi, e riescono a condurci attraverso un itinerario tortuoso sull’amore che nasce tra due persone, non importa se tra uomo e donna o tra uomini, l’amore che infine viene riconosciuto solo quando il cerchio si chiude inesorabilmente con un Allelujah.

 

Info:

Sonetti d’Amore
26 Giugno, 10 Luglio, 28 Agosto, 4 Settembre

alle ore 21.15
Viaggio tra i più bei versi di William Shakespeare

Ideazione e Regia Melania Giglio
Traduzione di Alfonso Veneroso
Prodotto da Politeama Srl

Riferimenti :

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