La Germania in scena sul palco dell’Auditorium Parco della Musica di Roma
Di: Delfina Stella
pubblicato il: 18/04/2017
categoria: DANZA

La fondazione musica per Roma ha scelto di porre come focus del Festival Equilibrio un Paese europeo: la Germania. È stata messa in scena sul palco dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, l’importanza della corrente tedesca novecentesca per lo sviluppo della danza europea del nostro tempo.

Infatti, il primo evento è stato una conferenza su Kurt Joss e la sua celebre opera Il tavolo verde; Leonetta Bentivoglio e Claudio Schellino hanno dato luce alle tematiche fondamentali, mettendo in risalto l’attualità dell’opera. Poi, una doppia serata per la Dresden Frankfurt Dance Company con due produzioni a cura del coreografo italiano Jacopo Godani, il cui obiettivo artistico è la creazione di “un nuovo e brillante linguaggio coreografico basato sul virtuosismo della sua espressione e l’audacia fisica del lavoro dei danzatori”. Non poteva mancare l’omaggio a Pina Bausch, con la serata “Eredità Wuppertal” che ha visto la partecipazione di tre danzatori e coreografi che hanno lavorato nel Tanztheater di Wuppertal e sono: l’italiano Ottavio Damiano Bigi, la francese Raphaëlle Delaunay e il colombiano Jorge Puerta Armenta. Per concludere il festival sono presentate le coreografie di tre coreografi ancora oggi attivi nella scena contemporanea tedesca: Susanne Linke, Reinhild Hoffmann e Hans Züllig.

Inoltre è stata creata una mostra permanente che ha reso omaggio a Harald Kreutzberg attraverso un percorso di foto, video e testi a cura della compagnia DanceLab Berlin, diretta da Norbert Servos e Jorge Morro.

El circulo eterno è il titolo della mostra e dello spettacolo ispirato e interpretato in omaggio all’artista tedesco. Harald Kreutzberg è stato uno dei maggiori solisti della danza mimica del Novecento ed è ricordato per il suo stile ricco di suggestioni tragiche, allegoriche, comiche, grottesche.

È stato interpretato dal danzatore e coreografo spagnolo Jorge Morro e dalla danzatrice italiana Silvia Ventura. La performance si presenta come una libera ispirazione all’opera dell’artista, facendo particolare riferimento al suo famoso assolo Der ewige Kreis e al suo gioco interpretativo tra vesti maschili e femminili.

Due quadrati di luce su sfondo blu aprono la prima scena. Gli interpreti sono seduti su due sedie e iniziano con piccoli movimenti e pause che si incontrano, si susseguono e che arrivano a svilupparsi in una sequenza ripetuta con un ritmo incalzante, creando un ambiente quasi magnetico, robotico.

Poi la danzatrice entra con un grande icosaedro, il solido platoniano utilizzato da Rudolf Laban come forma geometrica esemplificativa per la sua teoria dello spazio. Inizia così a spiegare frettolosamente ma vigorosamente molti dei concetti sottesi allo studio del solido, finché si siede all’interno di questa grande struttura. Poi inizia la proiezione di un video su un piccolo schermo; lui entra con una maschera e lei lo raggiunge e si incontrano in una danza analitica, chiara e ripetibile, come se la presenza dell’icosaedro rappresentasse un veicolo di chiarezza del movimento.

Nella scena successiva si passa da un’atmosfera gioiosa, creata da un gioco di luci, musica e proiezioni, ad un finale più poetico, quasi drammatico.

I due interpreti, vestiti allo stesso modo, con una maglia lunga nera, iniziano con movimenti di spalle e bacino e con dinamiche come il molleggio, che vanno a creare un nuovo gioco di ruoli, tra maschile e femminile. Poi iniziano a parlare e dopo un eloquente «Stai zitto!» tornano in una danza gestuale arricchita di suoni ed ombre che come i loro movimenti si incontrano e si uniscono in un unico corpo.

Lo spettacolo si conclude con una proiezione di una lunga serie di eventi che rappresentano l’essere umano, senza specificità di genere.

I due danzatori rappresentano uno studio sulla conoscenza del corpo androgino partendo dall’approccio di Kreutzberg ma estendendosi ad una concezione attuale di corporeità.

La loro danza incarna la coesistenza in un individuo di aspetti esteriori, sembianze o comportamenti propri di entrambi i sessi.

Ciò è visibile nella scelta della gestualità, dei costumi e dei giochi di luce che coesistono nell’affermazione di una dualità insita nell’essere. El circulo eterno è una saggia interpretazione dell’opera di un grande artista del novecento ma è anche una raffinata elaborazione di un concetto ancora da scoprire.

 

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