IO RIFIUTO @ Ar.Ma Teatro: amabili resti
Di: Paola Musollino
pubblicato il: 18/01/2017
categoria: RECENSIONI RM

Fino al 22 gennaio la compagnia romana "Ovatta Armata", realtà teatrale che dal 2008 si occupa esclusivamente di teatro sociale dedicato alle figure femminili, è in scena all'Ar.Ma Teatro con "IO RIFIUTO", un testo di Francesca Romana Miceli Picardi ( autrice più volte recensita da Gufetto - vedi sotto), che si impone come l'imperativo categorico di due giovani donne contro la criminalità organizzata. Con Marina Cappellini e Manola Rotunno.

Il palco dell'Ar.Ma Teatro è pieno di spazzatura e tanto fumo. Ci accoglie così: buste di plastica della spesa, resti di cibo e vecchi oggetti che non servono più, scarti. Da due grandi sacchi neri vengono fuori due donne: una siciliana e una napoletana. Carmela (Marina Cappellini) e Carolina (Manola Rotunno) sono due donne uccise dal "sistema", chiuse in grandi sacchi di immondizia e gettate in una discarica desolata, tra altri rifiuti. Dimenticate anche da chi, le anime dei morti, le reclama per accompagnarle in un ipotetico aldilà. 
Francesca Romana Miceli Picardi descrive uno scorcio amaro, una ferita profonda nella società e in chi vive e ha vissuto in un luogo dominato da organizzazioni mafiose, che da sempre in Italia è situato geograficamente al Sud, un Sud che l’autrice immagina come una "Donna caparbia e bellissima, senza trucco e con i capelli ricci. Cammina scalza e ha troppe ferite sotto i piedi".

Le due protagoniste, però, i segni delle proprie ferite li portano addosso: i lividi sul volto, il foro di un proiettile in piena fronte sparato da chi ha voluto eliminare i pensieri di un atto ribelle. Carolina e Carmela non sono solo due vittime di mafia ma sono anche due ragazze vittime dei propri padri. Figlie di boss, sono nate con un destino segnato, costrette a vivere in un mondo che non guarda in faccia a nessuno, nemmeno se quel qualcuno è sangue del proprio sangue: cresciute tra uomini e padri armati fuori e dentro. E l’onnipotenza, l’assenza di regole, l’odio e il dominio sono i “mostri” contro cui si trovano, da sole, a combattere. 

Il testo ci parla di due anime che hanno scelto di lottare, due donne diverse ma unite da una fine comune e dal dolore per una ferita che non rimargina nemmeno da morte. Donne ribelli, ma comunque vittime. Si raccontano e ci raccontano le loro vite, o meglio, di quanto fossero in vita più morte di ora, cresciute nel fango, e lì lasciate annegare.

IO RIFIUTO si impone come un imperativo categorico contro la criminalità organizzata, "la malavita", e rappresenta la consapevolezza di non essere altro se non un rifiuto all'interno di un sistema che non accetta risposte (figuriamoci domande) e che non conosce altra legge se non quella che impone. Un sistema dove i sogni non hanno spazio e si trasformano in incubi, umiliazioni, violenza. La messainscena è piacevole da seguire anche se si ricevono, ridendo, colpi dritti nello stomaco. Il linguaggio è quotidiano, le intonazioni dialettali e nella terminologia si strizza l'occhio alla serie TV Gomorra. Gli oggetti di scena sono rifiuti “riciclati in modo creativo”: un water come sedia, lo straccio/mantello di "super Carolina", un microfono/scopino con cui cantare "L'italiano" di Toto Cutugno, l'idolo di Carmela, e un rotolo di carta igienica su cui scrivere la lista di cose da fare ora che sono "libere" nella morte. Il tema della morte è affrontato con amara ironia e le due attrici hanno saputo ben stemperare i toni gravi che le due storie portano con sé, ben caratterizzando ed interpretando i loro personaggi. Le apprezziamo ancora di più quando scopriamo, a fine spettacolo, che sono andate in scena febbricitanti, motivo per cui è stato annullato lo spettacolo il giorno precedente, data ufficiale della prima.

Carmela è tenera, delicata, e la sua ingenuità strappa sorrisi. È lei la prima a svelarci la sua tragica storia, mettendo ordine in quello spazio caotico e raccogliendo buste di plastica che si lega in vita mano a mano che snocciola i suoi ricordi. Il suo è un tacito rifiuto, inconsapevole di ciò che la circonda e che le accade, comprende tutto quando è ormai troppo tardi: muore in punta di piedi, come la ballerina che sognava di diventare. Carolina è, invece, un'eroina tragica, ha "vomitato in faccia” al padre quello pensava di lui, ha scelto l'istruzione come arma di difesa per dire no. No alla pistola che il padre voleva metterle in mano, no all'omertà e al silenzio. Denuncia tutto e tutti. Il suo animo è ribelle, tanto, troppo per quel clan camorristico di cui non vuole essere parte. 

Il contenuto è noto, purtroppo anche molto. Due storie "piccole e dolorose", come le definisce l'autrice, semplici. Sulle note di "Direzioni diverse" del gruppo musicale Teatro degli Orrori si chiude lo spettacolo, un orribile scorcio di un Sud che si vorrebbe "non esistesse".

IO RIFIUTO è dunque un dialogo innocente tra morti innocenti, tra amabili resti.

Per saperne di più su...
Francesca Romana Picardi

Info

Ar.Ma Teatro
IO RIFIUTO - dal 13 al 22 gennaio 2017

 

BIGLIETTO RIDOTTO a 5 euro PRENOTANDO COME LETTORE DI GUFETTO!!
 Tel: 06 3974 4093

Dal 13 al 15 e dal 20 al 22 gennaio

Scritto e diretto da Francesca Romana Miceli Picardi
con Marina Cappellini, Manola Rotunno

Foto di Claudio Caporizzo

Riferimenti :

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