DELIRIO A DUE di Eugène Ionesco

Dal: 15/02/2019 - Al: 24/02/2019
Teatro Vascello - Roma
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dal 15 al 24 febbraio 2019 sala studio    
venerdì e sabato h 21.30, domenica h 18.30 (teatro) 
 
traduzione di Gian Renzo Morteo
regia Fabio Galadini
con Fabio Galadini – Lui   Valentina Morini - Lei
assistente alla regia Raffaele Balzano
video Laura Girolami
scene e costumi Lorenzo Rossi
sound design Mauro Lopez 
musiche Frederic Rzewski, Giacinto Scelsi, Luigi Nono

Una coppia si logora nel delirio dell'abitudine quotidiana, chiusa nel solipsismo del vivere privato mentre fuori l'umanità marcia inesorabile verso l'autodistruzione. 

Lui e Lei, normalmente normali, normalmente infelici, normalmente insoddisfatti della vita, passano il loro tempo litigando con cattiveria e violenza su futilità di ogni genere, rinfacciandosi disillusioni e sogni traditi. Parlano, urlano, disputano mentre intorno a loro, come in uno spaventevole controcanto, la guerra infuria. Nell'inconsistenza del dialogo riaffiora un passato rifiutato che, nel ricordo, appare migliore di un presente banale, sciatto e privo di certezze, e dove il linguaggio, invece di essere strumento di comunicazione, è un ostacolo insormontabile.  Sono i protagonisti di «Delirio a due», scritto da Eugène Ionesco nel 1962. Con loro è di scena la stupidità comica e avvilente degli esseri umani, offuscati dalle loro narcotizzanti abitudini, degradati nelle loro tristi banalità, inesorabilmente chiusi nei loro miseri egoismi, nella loro meschina autosufficienza, nel loro gretto conformismo, incapaci di dare un senso a ciò che accade intorno. Incapaci di vedere che, intanto, il mondo lì fuori muore. Fabio Galadini

 

"Nessuna società ha mai potuto abolire la tristezza umana, nessun sistema politico ci libererà dal dolore della vita, dalla paura di morire, dalla sete di assoluto. La condizione umana prevale sulla condizione sociale, non viceversa. Io invece voglio far apparire sulla scena una tartaruga, trasformarla in un cavallo da corsa, poi far sì che quest'ultimo diventi un cappello, una canzone, un corazziere, un'acqua di sorgente. In teatro si può osare tutto sebbene ora sia il luogo in cui si osa il meno possibile. Io mi sono proposto, per parte mia, di non riconoscere altre leggi che quelle della mia immaginazione; e poiché l'immaginazione ha delle leggi, ciò è una nuova prova che, in fine dei conti, non è arbitraria". Da Eugène Ionesco: Note e contronote, Torino 1965

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