Ci Chiamarono tutti Alda

Dal: 18/01/2019 - Al: 20/01/2019
Altrove Teatro Studio - Roma
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COMUNICATO STAMPA

Stagione 2018/2019

Ci chiamarono tutti Alda

di Fabio Appetito

con Giulia Santilli

Progetto Fotografico “Fu così che ti vidi" di Emanuele Bencivenga

Un ringraziamento speciale a Marco Guadagno

Venerdì 18 - Sabato 19 Gennaio ore 20.00

Domenica 20 Gennaio ore 17.00

Altrove Teatro Studio - Via Giorgio Scalia, 53

“Tutte le facce dell’Arte”. Proseguendo con il teatro di prosa venerdì 18, sabato 19 e domenica 20 gennaio all’Altrove Teatro Studio sarà in scenaGiulia Santilli in Ci Chiamarono Tutti Alda di Fabio Appetito.

Conoscere Alda Merini è un’esperienza unica e irripetibile. Entriamo dunque in punta di piedi e con grande umiltà in questa “casuniverso” della grande poetessa italiana. Respiriamo insieme a lei, fermiamo il nostro battito e navighiamo nel suo passato dagli illuminanti bipolarismi. Uno spettacolo intimo che conduce lo spettatore nell’inferno del manicomio, in una sorta di piccolo girone dantesco, in una notte qualunque che appartiene non solo ad Alda Merini, ma a tutti noi.

Alle parole dette si alternano silenzisguardisussurriurlaimmagini della sua mente e il fumo delle sue sigarette. Sorrisi, piccoli segni somatici, simboli che creano una magia impalpabile che si tuffa nella poesia fino a evocare il passato, i ricordi e a toccare le nostre corde più recondite. Una voce che diventa infinite voci che rimbalzano negli spigoli della mente. Attraverso le sue ombrose e ironiche riflessioni, filtriamo i suoi rimpianti: la musica, il ballo, l’amore, la speranza di vita. Le parole, con nonchalance e distacco, si trasformano in proiettili che colpiscono dritti al cuoresuscitando disturbo, inquietudine, interrogativi e soprattutto commozione.

Farsi chiamare tutti con lo stesso nome, farsi chiamare tutti “Alda”, è un monito, un tentativo di spezzare quel confine labile tra finzione teatrale erealtà e lasciarci convincere che anche il più inconcepibile dei dolori ha una motivazione concreta e reale. In una continua alternanza tra momenti di lucidità e pazzia, l’esperienza manicomiale diventa un pretesto per parlare della vita, dell’amore, della speranza poiché: «se si vuole vivere più volte, bisogna morire più volte».

NOTE BIOGRAFICHE

GIULIA SANTILLI

È un’attrice e doppiatrice italiana, nata a Roma il 30 giugno 1988. Si è diplomata nel 2009, a soli 21 anni, all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, sostenendo il ruolo di Titania ne “Il Sogno d’una notte d’estate” di Shakespeare, per la regia di Carlo Cecchi. Ha lavorato nella The Kitchen Company per quattro anni, interpretando vari ruoli in diverse commedie inglesi e francesi, in tour lungo tutta l’Italia, per poi tornare stabile a Roma e cominciare un percorso di lavoro con Matteo Tarasco, regista e drammaturgo. Insieme portano in scena: “Gli abiti del male” e “Iliade”. Da tre anni è entrata nel mondo del doppiaggio, senza però mai lasciare il teatro. In questo periodo è impegnata su tre progetti teatrali: “Ci chiamarono tutti Alda”, scritto da Fabio Appetito, spettacolo da cui è stato fatto un progetto fotografico da Emanuele Bencivenga; “Frida Kahlo”, diretto da Alessandro Prete; “Anna”, testo inedito, ancora da completare.

 

FABIO APPETITO

Fabio Appetito è laureato in Lettere e Filosofia e Storia dell’arte presso la Sapienza di Roma, nel 2016 ha vinto il Premio Internazionale Alda Merini di Brunate con la tesi di laurea “Alda Merini: un manicomio di carta”. Autore di diversi libri di poesia tra cui “Quanto silenzio, amore mio, per una parola vera”, (Ed. Ensemble, 2017) con il collettivoCardiopoetica (Premio Fabrizio De André, Latina in versi). Alcuni racconti sono apparsi sul sito Terranullius. Collabora con la rubrica Sguardi Inversi presso Radio Bullets, web radio fondata dalle giornaliste Barbara Schiavulli e Alessia Cerantola e vincitrice del Premio Google 2016 per l’innovazione giornalistica digitale. Per il teatro ha scritto il monologo teatrale sulla Merini “Ci chiamarono tutti Alda”, con Giulia Santilli, e “Follia”, con Alessia Navarro, quest’ultimo andato in scena presso il Teatro Quirino e prodotto da UAO produzioni.

 

EMANUELE BENCIVENGA

Nato a Cori, un piccolo paese dei Monti Lepini, nel 1978. Ha fatto parte di uno dei gruppi degli sbandieratori di Cori, esperienza che gli ha dato la possibilità di viaggiare in giro per il mondo e di confrontarsi con molte altre culture. In ogni viaggio ha sempre portato con sé una macchina fotografica (trovata in casa) e pian piano è nata quella che sarebbe stata la sua passione per la fotografia. Ha deciso di approfondire la propria cultura fotografica frequentando diversi corsi presso l’Associazione fotografica “Factory 10” di Latina. Ha all'attivo una mostra fotografica dal titolo “Tra la fissità degli spazi e l’attimo fuggente della vita umana” e un progetto intitolato "Un racconto di una nonna”. Il progetto scaturito dallo spettacolo "Ci chiamarono tutti Alda" nasce dall'amicizia con Fabio Appetito e successivamente con l'attrice Giulia Santilli. Invitato a vedere lo spettacolo e a fare qualche foto di scena, prese corpo l'idea nei mesi successivi di farne un progetto fotografico.

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