LA CATTIVITA' e ROMEOeGIULIO: dal Corpo la miglior provocazione artistica
Di: Antonio Mazzuca
pubblicato il: 17/06/2016
categoria: RECENSIONI RM

Il Teatro Testaccio ha ospitato dal 10 al 12 giugno l’evento Bologninicosta Showcase: una tre giorni in cui un davvero brillante duo di imprenditori teatrali, Dario Costa e Sofia Bolognini, ha presentato due spettacoli interessantissimi per scrittura drammaturgica e per messa in scena di teatro fisico: LA CATTIVITA' (prima romana) e ROMEOeGIULIO già noto al pubblico romano. Quest’ultimo è stato vincitore del premio Miglior Regia e Miglior Performance presso il Festival Internazionale di Teatro “Faces Without Masks” a Skopje (Macedonia), ed è stato richiesto a furor di popolo dopo il successo dell’anno scorso al Teatro Abarico di Roma.
I due spettacoli, seppure diversi tra loro, sono legati da una cifra registica chiara, che premia un certo tipo di teatro “fisico” dove l’utilizzo del corpo è centrale, profondo e denso di significato, spesso difficile da interpretare perché vissuto in chiave simbolica, suscettibile di molteplici interpretazioni.


LA CATTIVITA' è uno spettacolo di tipo performativo che definirei “sporco”, che fonde l’uso del corpo e del messaggio poetico in un dualismo difficile da scindere e dai tratti fin troppo simbolisti per essere colto senza qualche riluttanza o incertezza. Scritto da Alessandra Cimino in scena con Giorgia Narcisi e Dario Costa nei panni di un Live Sound Stage Performer, il testo di CATTIVITA’ si aggroviglia attorno al tema della Maternità ed il cordone è proprio la sua esplicazione fisica, l’elemento materiale che domina la scena. Un enorme massa di tubi neri aggrovigliati imbriglia le due figure femminile, le bravissime Alessandra Cimino e Giorgia Narcisi, impegnate in una performance di recitazione e ballo intensa e con poche pause (buona la respirazione). Atmosfera apocalittica, i fili neri e la cupezza della scena mescolate a colori fluo rendono tutto quasi fantascientifico, un brivido ci corre sulla schiena per l’azzardoso contrasto fra l’aspetto “asimoviano” ed il tema della Maternità con tutti i riferimenti uterini che si porta dietro il testo, e che sono meglio raccontati nei provvidenziali volantini messi a disposizione del pubblico. Il tema del rapporto Madre-figlia è così lontano da quello che si agita sulla scena da portarci a due conclusioni: o l’assurdo improprio o l’assurdo consapevole. E qui il connubio funziona, con qualche pecca: la perfomance è stancante, spezzata, dal testo duro e spigoloso: accenna continuamente ad un dialogo (interrotto e a tratti ripetitivo) tra madre e figlia, ma le parti si invertono spesso e tutto sembra uscire dalla logica della narrazione classica, per far passare solo messaggi legati a questo rapporto viscerale, con battute molto calzanti e a volte affrettate che si ripetono così velocemente da non permetterci quasi di comprenderle del tutto.
Le immagini che le due attrici con i loro movimenti e le loro grida disegnano sul palco, frutto di una regia pittosto attenta a gestire lo spazio ma anche concentrata sull'interpretazione del testo, e gli incontri e abbracci delle due interpreti, così come le battute ripetute sottendono una certa profondità dolorosa, un accento tutto femminile sul tema della Maternità che non ci dispiace, perché stilisticamente viene reso così, frammentato e poetico, doloroso e immerso in un mondo atroce, senza significato, dove il Macchinista mascherato, che è posto dietro le due figure danzanti, sembra dirigerle e controllarle, nonché creare una musica elettronica di fondo, senza però ma riuscire pienamente a dominarle, mentre loro attorno si agita un’atmosfera di cupo disastro. Occorrerebbe forse un po’ di chiarezza visiva e testuale per rendere meglio il contesto in cui tutto si svolge, troppo difficile da cogliere a di là delle metafore poetiche, e che resta infatti afferrabile solo in parte, da definire meglio nella parte recitata.

Molto più accattivante e soprattutto di più immediata comprensione è ROMEOeGIULIO scritto e diretto da Sofia Bolognini, quasi una parodia in termini dello shakespeariano duo di amanti vinti dal destino. Siamo però lontanissimi dall’idea di una reinterpretazione comica in chiave gay.
Sì, si si tratta di due uomini. Si conoscono e si amano, ma la società non li accetta, quasi li bandisce, quasi li martorizza. E li uccide. Ma il tutto non viene narrato, neanche qui, con una logica consequenziale. Ancora una volta la cifra stilistica di Bolognini-Costa sta in questo decostruire la trama, frammentarla e spargerla sul palco. Qui addirittura la si intervalla con spunti e riflessioni amare (a buon diritto) tratte dalla cronaca e messe in bocca ai numerosi attori in scena. Riflessioni sull’omosessualità e la sua accettazione sociale, che soprattutto ora, con il caso del massacro di Orlando in Florida, attualizzano la narrazione drammatica, imponendo allo spettatore (e questo è l’aspetto calzante e davvero premiante) di pensare ce ciò che viene messo in scena, nei suoi caratteri esagerati (a tratti fastidiosi) e grotteschi non vive solo nella finzione teatrale rappresentata, ma è proprio una immagine grottesca e iper-espansa del nostro mondo luogo di aberrazioni ben peggiori di quelle proposte in scena.
Lo spettacolo vede numerosi attori copresenti sul palco senza particolari difficoltà: Riccardo Averaimo, Sofia Bolognini, Aurora di Gioia, Mauro de Maio (il migliore a nostro avviso), Gabriele Olivi, Gianluca Paolisso, Nicole Petruzza, Andrea Zatti. La regia, ancora una volta è stata metodica, puntuale nel dirigere gesti e movimenti e gli spazi (specie quelli ristretti del Teatro Testaccio): anche qui a dominare è il corpo, l’uso del corpo, la sua sovrapposizione ad altri corpi, la confusione orgiastica di mani e piedi e gambe che si stringono e si torcono l’una con l’altra in una massa informe dalla quale i due amanti emergono, spaventati e innamorati.
Le immagini romantiche dei due, seppure diluite (ma anche Romeo e Giulietta i incontrano raramente) sono le migliori a nostro avviso, anche per scelta di luci e di posizionamento sul palco, si alternano a quelle vivaci e grottesche degli altri attori in scena, che vano e vengono dal fondo al proscenio, creano e disfano stacchetti frettolosi ma pungenti, suscitando il riso o lo sdegno, la provocazione fisica e la riflessione amara in una performance corale ed emozionante, incisiva e provocatoria, che raccoglie l’eredità di altri spettacoli che su quella strada si sono mossi negli ultimi anni (ad esempio Vucciria), trovando però una sua connotazione originale, scherzosa e riflessiva, al passo coi tempi per uso del linguaggio teatrale e modalità compositiva della recita.
Un plauso dunque sia per la forte valenza sociale dell’opera (e mai come ora ci sarebbe bisogno di far riflettere le persone sulla sofferenza del mondo omosessuale, preda di pazzi fanatici) e per l’originalità della trasposizione drammaturgica, frutto di un lavoro attento e studiato dalla già giustamente ben premiata produzione Bolognini-Costa che aspettiamo presto di rivedere sui nostri palchi.

Info:
BOLOGNINICOSTA SHOWCASE

LA CATTIVITA'
di Alessandra Cimino
con Alessandra Cimino, Giorgia Narcisi 
live sound stage performer: Dario Costa 
regia: Sofia Bolognini

ROMEOeGIULIO
scritto e diretto da Sofia Bolognini
con Riccardo Averaimo, Sofia Bolognini, Aurora di Gioia, Mauro de Maio, Gabriele Olivi, Gianluca Paolisso, Nicole Petruzza, Andrea Zatti.
Compositore e live sound manager Dario Costa.

Riferimenti :

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